Editoriale

12 ottobre 2012

L’estate 2012 sarà sicuramente ricordata, nel settore del contact center in outsourcing, come quella in cui un intervento normativo sul tema giuslavoristico ha prodotto come risultato una sostanziale paralisi delle attività outbound dedicate alla vendita di prodotti e servizi dei committenti, nonostante le notevoli possibilità di crescita e sviluppo date dalle richieste del mercato.

L’introduzione della legge Fornero, che ha drasticamente limitato l’utilizzo delle forme di lavoro autonomo flessibile nelle aziende italiane, con l’impossibilità di continuare ad utilizzare la forma della collaborazione a progetto per le nuove assunzioni, ha di fatto immediatamente interrotto in tutto il Paese il percorso di recruiting ed inserimento di nuovo personale per la gestione di campagne di vendita. Le restrizioni legate all’oggetto della collaborazione, con l’impossibilità di far coincidere la fase o il programma di lavoro con il contenuto dell’oggetto sociale d’impresa, rendono di fatto inapplicabile alle attività di vendita la modalità della collaborazione a progetto. Il successivo intervento normativo in materia, attraverso il Decreto Sviluppo entrato in vigore il 12 Agosto, pur escludendo dall’applicazione della legge Fornero le attività di sola vendita telefonica di beni e servizi, rimanda alla contrattazione collettiva nazionale di riferimento la definizione delle caratteristiche della collaborazione e le modalità di definizione del minimo salariale. Tale apertura non ha però ad oggi sortito gli effetti sperati a causa della situazione di stallo del tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale telecomunicazioni, a valle del quale è in atto la discussione tra le parti sociali sul tema delle attività di vendita.

Il paradosso che si sta vivendo in queste settimane vede, in una situazione di crisi generale dell’economia e di perdita quotidiana di posti di lavoro, società come la nostra in cui, pur in presenza di potenzialità di crescita delle attività, il sistema è bloccato e non consente di assecondare le richieste del mercato. Ancora più anomala risulta la situazione se si pensa che la professione di consulente telefonico impiega maggiormente proprio quelle categorie di lavoratori che oggi risultano particolarmente in difficoltà nelle statistiche sull’occupazione: i giovani e le donne.

L’auspicio di tutti gli attori del settore, a cui si unisce anche il nostro, è che si possa arrivare rapidamente alla definizione di un quadro normativo che sia coerente con le caratteristiche e le dinamiche del nostro business e ne consenta la sostenibilità nel prossimo futuro. Il rischio del perdurare dell’attuale situazione di incertezza o, ancor di più, di un eventuale forte irrigidimento delle regole e della struttura dei costi, è quello di veder drasticamente ridurre il numero di occupati del settore, circoscrivendolo alle sole attività ad alto valore eventualmente compatibili con un forte appesantimento degli oneri, o di veder migrare progressivamente le attività verso azioni di off shoring e near shoring che già si sono avviate come prima conseguenza delle nuove regole.

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